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La verità negli occhi
Il cielo era terso, il sole splendeva e illuminava le poche nuvole ancora nel cielo, che sembravano quasi lasciarsi cullare dal suono leggero ma penetrante del mare. Da solo nell’acqua galleggiava tranquillo un gabbiano tutto bianco, forse immerso nei suoi pensieri, e posava lo sguardo su di una strada che correva oltre la scogliera. Osservava un ragazzo che correva per quella strada, era solo, e all’apparenza, non si sapeva dove stesse andando. Ma il ragazzo, e anche il gabbiano, in realtà sapevano quello che di lì a poco sarebbe accaduto. Una cosa che faceva più gioire, e allo stesso tempo rattristare il gabbiano erano gli occhi del ragazzo. Erano verdi, semplici ma che sarebbero stati capaci di qualunque cosa. Avrebbero detto tanto se solo avessero potuto… Il ragazzo continuava a correre a piedi nudi sulla strada, come si chiamasse, chi fosse, ormai non aveva più importanza. Era tardi per tutto. Corse per altri due metri, poi si fermò improvvisamente e si girò verso il mare. Non aveva più voglia di continuare a correre e correre per quella schifosa strada solitaria, non voleva più soffrire, non voleva più sognare, né illudersi, né altro… Si fermò sul bordo della strada. Un altro passo ed era finita, era stanco… era davvero molto in alto sul precipizio…un salto sarebbe bastato sicuramente, solo la caduta era sufficiente… I suoi occhi grandi e così immensamente belli guardavano oltre il mare, là dove c’era l’orizzonte; però lui non lo stava osservando. Ora che era arrivata la sua conclusione, tanti ricordi come i mille tasselli di un mosaico gli riaffioravano nella mente, tante piccole storie di sedici anni di esistenza passate, che lui amava ed odiava, segnati da una profonda e unica tristezza senza via di uscita come un buio tunnel dove non riesci a capire dove sei. Era tutto un vortice di pensieri, di emozioni. Ora si vedeva da piccolo, quando i suoi genitori lo picchiavano, ora si vedeva crescere all’improvviso, quando una malattia si portò via il suo unico amico, ora si vedeva scappare per sempre di casa. Quanto dolore, quanta sofferenza aveva provato, un dolore ed un silenzio che lo consumavano dentro, e lo sappiamo, cose del genere non guariscono mai. Aveva provato a continuare, a lottare strenuamente contro quel nero guscio che lo circondava. Aveva provato a far ritornare meravigliosi i suoi occhi ormai spenti. Aveva provato a cambiare, cercando cosa lo avesse potuto rendere felice, ed in qualche modo c’era riuscito. Aveva capito che aprendosi e aiutando il più possibile gli altri in difficoltà rendeva loro e lui stesso più felice, e scoprì un calore grande mai ricevuto, si sentiva indispensabile ed amato e sempre più persone entravano a far parte della sua vita… Aveva provato, ma tutto questo, come sapeva anche lui del resto, non poteva durare. Sentiva che in lui mancava un qualcosa, qualcosa che non conosceva. Questa mancanza presto cominciò a farsi sentire sempre di più. Gli batteva sotto la pelle e mai avrebbe smesso. Presto cominciò stancarsi di quello che si era creato, perché non era quello che lui desiderava, solo quello di cui aveva per forza bisogno. A questo punto niente più lo legava a quel mondo, solo e triste com’era, con quell’unico interrogativo: “Cosa mi manca?” Così, senza realmente sapere come, stava su quell’alto ciglio del precipizio al lato della strada solitaria sulla grande scogliera dove sbatteva il mare. Era tutto calmo. Il ragazzo abbandonò per sempre i suoi ricordi, si guardò attorno e capì che quello era il suo ultimo momento. Non ci pensò più sopra. Aprì le braccia, si spinse di un passo avanti e si lasciò cadere. Il cielo era come più luminoso, lui cadeva, ma lentamente. Aprì gli occhi, e vide che un bianco gabbiano gli volava affianco per poi guardarlo, volgersi verso l’orizzonte e infine sparire. Voleva seguirlo… In quell’istante capì qualcosa, come se solo in quell’occasione avesse potuto capire. La verità che cercava era stata trovata, forse, pensò, solo in quell’attimo può essere carpita. Una lacrima scivolò sul grande sorriso d’amore e di pace che gli era spuntato sul viso. E così volò anche lui verso l’orizzonte.
Questa è una storia che ho scritto un paio d'anni fa... E' bello vedere come si riesce a crescere in così poco tempo...e a distanza di anni ci si accorge raramente di quello che si era e di quello che si è.
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